
Così inizia un messaggio che mi ha scritto un amico — un uomo che stimo profondamente, un gigante di umanità. Ha saputo attraversare le difficoltà della vita con dignità e coraggio, onorando i privilegi in cui è cresciuto con il lavoro, la solidarietà e una partecipazione discreta, ma costante.Un vero principe, nel senso più nobile del termine: non per nascita, ma per condotta.
Ci sono amicizie che nascono per caso — o per destino — e diventano fari, punti di riferimento attraverso i quali ritrovare la rotta. È proprio lui, con la schiettezza che lo contraddistingue, a ricordarmi che forse ho perso la barra del timone:
“Devi virare, amico mio. Ci sono altri lidi che attendono di essere esplorati.”
Aveva ragione.
Accettarlo mi ha richiesto tempo e un pizzico di dolore, ma quando le parole sono sincere non feriscono: educano, purificano, riportano alla verità di sé.Viviamo un’epoca straordinaria e terribile insieme, una guerra silenziosa che segnerà la storia dell’uomo.
Siamo disorientati, inaciditi, intrappolati nelle nostre frustrazioni. Pochi sanno riconoscere la propria fragilità, e ancor meno hanno la forza di ammetterla.
Eppure, solo chi accetta i propri limiti può costruire la propria grandezza.In questo tempo, diventa essenziale imparare a scegliere i luoghi dell’anima: isole di pensiero, di lettura, di silenzio, di preghiera.
Alexis Carrel, premio Nobel, diceva che la preghiera è la più potente forma di energia che l’uomo possa generare: oggi, più che mai, ne abbiamo bisogno per non soccombere all’insensatezza collettiva.
Intorno a noi, troppi cercano di mostrarsi per ciò che non sono; troppi esercitano autorità senza possederne la sostanza.
Manca il senso dell’onore, dell’educazione, della misura.Si è smarrito il valore della famiglia e dell’amor di patria; e noi genitori, spesso, diventiamo complici dei nostri figli, anziché guide ferme e affettuose.
Ci indigniamo per la decadenza della politica, ma essa non è che il riflesso fedele dei nostri comportamenti: della nostra incapacità di essere onesti e severi con noi stessi.
Viviamo per prevalere, non per comprendere. E la ragione — quella vera, che illumina e non divide — è diventata una virtù secondaria.L’era del virus ha reso tutto più evidente: la paura, la menzogna, la fragilità.
È uno spettacolo indecoroso, e io ho scelto di voltargli le spalle.So che il mondo che attende i nostri figli sarà duro, e temo che non siamo stati all’altezza del compito di prepararli.
Molti genitori sperano che il denaro possa supplire all’amore e alla saggezza, ma il denaro, nel buio, non fa luce. Solo la conoscenza e la logica, frutti della saggezza, potranno orientare chi saprà cercarle.Il tempo buono sta finendo, e non possiamo più permetterci di sprecarlo.
Forse, come dice il mio amico, niente accade per caso: tutto è già scritto, e noi non siamo che interpreti di un copione più grande di noi.
“Non esistono valori permanenti — mi ha scritto ancora — ma valori etici che durano nel tempo. Ricordalo, Marco. In India catturano le scimmie con una bottiglia a collo largo che contiene una mela: la scimmia infila la mano, afferra la mela e, non volendo lasciarla, resta prigioniera.”
Più chiaro di così, impossibile. Forse la libertà, come la verità, è proprio questo: imparare a lasciare andare.