
Stamattina, mentre camminavo tra le crose dei bricchi che si affacciano sul golfo del Tigulio, con i pensieri ancora attraversati da un fatto accaduto nei giorni scorsi, mi chiedevo quanto sia lunga la strada utile a raggiungere quella maturità, quella consapevolezza che a volte ci illudiamo di avere già raggiunta. Basta un imprevisto per ricordarci quanto in realtà siamo ancora piccoli. Quanto qualche risultato lungo il cammino ci avesse illuso di essere già arrivati.
Scrivo questo perché in queste ore ho attraversato emozioni profonde, inattese, quasi sorprendenti.
È venuto a mancare un uomo a cui non ho mai pensato come amico, ma che conoscevo da moltissimi anni.
Ricordo, eravamo poco più che ragazzi, da poco maggiorenni. Impegnati a cercare il nostro posto nella vita tra amicizie, lavoro, sogni e qualche stravaganza, qualche eccesso. Ci siamo incontrati come capita spesso, amici di amici. Da allora le nostre strade si sono incrociate molte volte, sempre in modo sporadico, per oltre quarant’anni.
Ricordo diversi momenti piacevolissimi, risate vere fatte insieme condividendo il tempo con amici comuni. Aveva un’ironia tagliente, capace di trascinare chiunque gli stesse vicino. Un viso che riconoscevi da lontano, incorniciato da due basettoni importanti, portati sempre con la stessa fierezza discreta, come un tratto che apparteneva più a lui che a una moda.
Ricordo però anche scontri duri, perché eravamo profondamente diversi. La squadra del cuore, le idee sulla vita, il modo di vivere le amicizie e il lavoro. Sembrava che quasi tutto ci dividesse.
Ci accomunava, quasi per gioco del destino, il nome delle nostre compagne. Un dettaglio piccolo, che porto ancora con un sorriso.
Quelle differenze, che per anni avevano tenuto un loro equilibrio, negli ultimi tempi avevano preso il sopravvento. Cinque o sei anni fa sono arrivate a un punto di rottura brusco e definitivo. Non so dire se le cose sarebbero potute andare diversamente. So che quella rottura ha impedito a un incontro lungo una vita di diventare quello che forse, in altre condizioni, sarebbe potuto diventare un’amicizia.
In questi giorni ho letto le parole che i suoi amici più stretti, persone che con lui condividevano un legame di affetto profondo, gli hanno dedicato dopo la sua morte. E in quelle parole ho ritrovato, se ce ne fosse stato bisogno, conferma della particolarità di quella persona.
Racconti di un uomo capace di farsi amare, con uno sguardo attento che sembrava vedere oltre le cose. Un’ironia capace di alleggerire ogni momento, nei giorni più semplici. Leggevo del suo modo di vivere le amicizie con una fedeltà che il tempo e le distanze non riuscivano a intaccare. Una sensibilità accompagnata da una passione viscerale per la sua squadra, per la sua città, per le persone che aveva scelto di tenersi accanto per una vita intera.
Oggi, però, la sua morte e il dolore che ha attraversato prima di lasciarci hanno smosso qualcosa dentro di me.
Ho sentito dentro bisogno di fare qualcosa. Di dirgli qualcosa.
Sono salito a un piccolo santuario nel bosco vicino a casa mia. Ho pregato per lui. Gli ho parlato. Ho ripercorso con la memoria i frammenti di strada che avevano intrecciato le nostre vite.
Ed è stato lì che ho capito una cosa semplice, che non avevo mai saputo dire a me stesso.
A lui volevo bene.
Non il bene che pretende di essere ricambiato. Non il bene che chiede qualcosa in cambio. Un bene nato semplicemente dall’aver condiviso un pezzo di strada.
Forse la maturità è anche questa: riconoscere il bene che alcune persone hanno lasciato nella nostra vita, anche quando il rapporto è rimasto incompiuto, anche quando la vita ci ha divisi più di quanto ci abbia uniti.
Spero che questo pensiero, in qualche modo, gli sia arrivato. Magari mentre borbottavo qualcosa davanti al Santuarietto ancora chiuso di primissimo mattino.
Oggi porto qualcosa di lui nel cuore. Non sto a cercare di capire. Il significato è semplice e bello nello stesso tempo, nel suo passaggio accanto alla mia vita, ha lasciato cadere qualcosa di buono. E ogni volta che riconosciamo il bene che qualcuno ci ha lasciato, non possiamo che esserne grati.
Buon viaggio a te. Grazie e che la luce ti accompagni.