LEGGEREZZA

Per quasi tutta la vita si prova a costruire qualcosa. Un centro di gravità, forse. Un posto che regga.

Solo molto tardi si capisce che non è quello il cammino.

Si attraversano certi amori senza possederli davvero, il dolore senza evitarlo, le persone senza proteggersi. Ogni incontro lascia addosso una traccia. Ogni perdita resta dentro come una scheggia viva. Eppure non ci si sottrae.

Con il tempo si impara che alcune anime non nascono per difendersi. Nascono con particolari sensibilità percettive. E questo, spesso, costa.

Si vedono persone diventare dure per sopravvivere. Altre no. Rimangono vulnerabili come certi alberi antichi che il vento non spezza proprio perché non oppongono resistenza.

Si impara a camminare più lentamente. Non per stanchezza, ma per misura. Come chi ha capito che non c’è un punto di arrivo, solo il percorso. E che quasi tutto ciò che conta arriva tardi: dopo le illusioni, dopo l’orgoglio, dopo le ferite.

A un certo punto, davanti all’ultimo tratto del cammino, si assapora qualcosa di mai provato prima: leggerezza.

Non c’è più nulla da dimostrare. Nulla da inseguire. Nulla da perdonarsi.

Per la prima volta, il futuro non sembra una promessa.Sembra una possibilità.